Mumia Abu-Jamal
Un ribelle nel braccio della morte
di Andrea Ferreri
“Qui la vita oscilla tra il banale e il bizzarro. A differenza degli altri prigionieri, i detenuti del braccio della morte non “scontano una pena”. Alla fine del tunnel non splende la libertà. Al contrario, la fine del tunnel porta all’estinzione”.
Muovendo da questa estrema quanto “necessaria” consapevolezza è possibile capire, seppur da lontano – vista l’estrema situazione di Mumia – quale può essere la condizione umana di un individuo detenuto da 28 anni e che fino al 27 marzo 2008 – quando gli è stata annullata la pena di morte – ha vissuto con la sola prospettiva di finire nella forca del boia. Tuttavia Mumia Abu-Jamal non ha mai smesso di lottare per la libertà sua e della propria gente.
Giornalista radiofonco, attivista afroamericano, militante delle Black Panthers conosciuto a Philadelphia come “la voce dei senza voce” per le sue denunce contro la brutalità della polizia nei confronti delle minoranze etniche e delle organizzazioni politiche radicali, Mumia era la voce libera contro l’arroganza del potere “bianco”. Una figura critica, controversa, che attraverso l’uso della radio cercava di scuotere le coscienze di un America ancora troppo razzista.
Benché consapevole dei rischi che correva per la sua attività di denuncia e le tante minaccie subite dalla polizia, il 9 dicembre 1981 di rientro a casa non avrebbe mai immaginato di incappare in una vicenda che gli avrebbe cambiato per sempre il corso della vita. Sono le 4 del mattino quando il poliziotto Daniel Faulkner alza la paletta e fa segno a un automobilista di accostare: contravvenzione. Il motivo è banale e pretestuoso; “stavi per girare in senso vietato, poche storie, paga”. “Ma che paga e paga, non stavo girando affatto” ribatte il giovane automobilista. Il poliziotto lo aggredisce, gli dà un pugno in piena faccia, poi con un calcio lo fa cadere a terra, dove continua a percuoterlo. Il ragazzo aggredito dal poliziotto è William Cook, fratello minore di Mumia. Nel frattempo si raduna intorno una piccola folla, nessun però ha il coraggio di interviene per fermare la violenza dell’agente. Qualcuno riesce ad avvertire Mumia che giunge sul posto. “Lascialo stare, è solo un ragazzo” grida al poliziotto. Ci vuole poco è la situazione precipita: Faulkner smette di picchiare il giovane, estrae la pistola, e senza pensarci troppo spara a Mumia che si accascia a terra in una pozza di sangue. Ma il poliziotto non è l’unico uomo con la pistola in quella situazione: qualcuno vede che hanno sparato al popolarissimo radiocronista, fratello, voce della gente, e quel qualcuno reagisce sparando tre volte al poliziotto, uccidendolo. Quando un’altra pattuglia della polizia raggiunge il luogo della sparatoria, Mumia è steso a terra privo di conoscenza. Prima viene trasportato all’ospedale, poi trovato in possesso di una pistola calibro 38 è accusato dell’omicidio di Faulkner, dunque arrestato. Le prove balistiche provarono che la pistola trovata addosso ad Abu-Jamal non era l’arma che uccise il poliziotto, che era stato ucciso con una calibro 44. Oltretutto la polizia non fece nessun test con la pistola di Abu-Jamal per vedere se sparò o non sparò al poliziotto. Tuttavia dopo un processo farsa, fatto in fretta e furia da una corte razzista e senza la possibilità che Mumia potesse difendersi, viene condannato alla pena di morte. Da quel momento in poi, non ha fatto altro che combattere, gridando la propria innocenza al punto che, “la voce dei senza voce” si è sentita così forte che è diventata il simbolo dell’antirazzismo e della lotta alla pena di morte in tutto il mondo.
Dalla sua cella – grossa come un bagno – Mumia continua la propria battaglia scrivendo libri e facendo interventi radiofonici quando la corte statale glielo concede. Con la speranza che un giorno, possa parlarci da libero della sua estrema esperienza e dell’ingiustizia subita, in questo libro raccogliamo le testimonianze “in diretta dal braccio della morte” come lui stesso definisce, di uno dei condannati politici più martoriati della storia contemporanea.
Lascia un commento
Non c'è ancora nessun commento.
Commenti RSS TrackBack Identifier URI
